Le Navi di Nemi furono due navi imperiali attribuite all’Imperatore Caligola, e rinvenute durante l’Italia Fascista nel lago omonimo. Si tentò addirittura nel Rinascimento il recupero dei due relitti, ma senza successo, ed anzi, creando addirittura numerosi danni allo scafo sommerso. Quando durante il periodo Fascista si tento’ l’ennesimo recupero, questi andò finalmente a buon fine e i due relitti furono portati in un museo apposito, ma durante la seconda guerra mondiale un incendio devastò tutto e delle Navi oggi non resta praticamente nulla.Ma i dati riguardanti le due Navi erano davvero sbalorditivi: erano lunghe sui 70 metri e larghe 30 circa, mentre l’ancora intatta in legno misurava 5 metri. Erano navi da cerimonia, e quindi adornate di arredi e decorazioni di gran pregio. Il recupero fornì comunque uno dei contributi più importanti alla conoscenza della tecnica navale romana.
L’emozionante ricomposizione dell’armatura di un Oplita greco messa in modo da ricreare la sua sagoma in battaglia. Quello che salta subito all’occhio è l’enorme scudo in bronzo (chiamato in greco “Oplon” o “Aspis”) che ci da l’idea di cosa volesse dire combattere, marciare e muoversi con un gigante del genere appresso, non per nulla l’Oplita era infatti il soldato della fanteria pesante dell’esercito. Questa ricostruzione si trova al Museo Archeologico di Atene, ed è emozionante anche solo vederla in foto, chissà dal vivo…

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